Aaaaaanita!

Un paio di giorni al Sud, dalla nebbia verso il mare, quasi 2.000km per farsi 2 suonate. 1.000 km a suonata, più o meno. 
Furgone noleggiato da Zamba a prezzi caritas, prima tappa a Salerno, al Mermaid’s Tavern, non senza una sosta ad Orvieto, osteria La Palomba, prima della piazza a sinistra sotto l’arco. Niente di che.

dscf60771Il Mermaid è tipo una birreria stile pub irlandese, che però si affaccia sul mare. 

Il palco è grande circa come la furga di Zamba, ampli a manetta, ma noi si suona un po’ tardino per essere un giovedì sera, sic.

All’ostello di Salerno un tizio nei bagni si fumava un narghilé fatto con una bottiglietta di plastica da mezzo litro. Per una colazione per tre persone si spendon meno di 6 €.

 

Sulla strada che collega Molfetta a Salerno, e che attraversa un’Irpinia punteggiata da continue pale eoliche,

pale eolichela nostra compagna di viaggio - la guida alle Osterie d’Italia Slow Food - ci segnala che a Melito Irpino ci sta la trattoria da Di Pietro.
Si va. E si fa la conoscenza di Enzo, oste e padre di famiglia, che starà assieme a noi per tutto il pranzo, urlando Anita - che sarebbe il nome della figlia - circa ogni 4 minuti, offrendoci subito una bottiglia di spumante appena saputo che eravamo ‘musicisti’, piazzandoci una data lì da lui alla nostra prossima discesa al Sud, ma soprattutto dandoci da mangiare un pranzo sublime. Che constava di: spumante Altemasi con focaccia; zucca in agrodolce; verdure fritte; pizza fatta in casa; mozzarella fresca; tagliere di salumi di maiali casertani; ravioloni di ricotta burro e salvia o al ragù; cecatielli ai broccoli. di-pietro

 Il tutto accompagnato da un Aglianico della casa da paura. Scattata una polaroid col capo, Enzo ci accompagna al furgone e ci chiude pure le portiere.

 

Ovviamente la sera, all’Arci Cavallo di Troia, rifiutiamo gentilmente la cena. 

Molfetta: su un muro vicino al convento dove abbiamo dormito la notte stava scritto: “CapaRezza dove sei?”. Al convento siamo arrivati alle 4.00, nel silenzio inquietante da Nome della Rosa, percorrendo a lume di torcia corridoi dal pavimento freddo e marmoreo assieme ai ragazzi dell’Arci, tra cui il mitico Rinaldo, zelante e riservato come l’eroe dell’Ariosto. Bello, tra l’altro, questo gemellaggio catto-comunista. All’Arci facciamo un concerto che dà soddisfazione, ampli a manetta, molto sudore, molta gamba.

La frase: “Aaaaniiita!”

 

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